18.30 – La chitarra ed il pianoforte a Vienna nell’età di Beethoven

Monte Compatri (RM), Italia

Palazzo Annibaldeschi

6:30 PM

18.30 -La chitarra ed il pianoforte a Vienna nell'età di Beethoven


La chitarra e il pianoforte

a Vienna nell’età di Beethoven

Anton Diabelli
(1781 –1858)
Grande Sonate Brillante op.102

Carl Maria von Weber
(1786 –1826)
Divertimento Op.38

Ludwig van Beethoven
(1770 –1827)
Adagio WoO 43

Johann Nepomuk Hummel 
(1778-1837)
Pot Pourri op 53

Mauro Giuliani
(1781 –1829)
Due rondò op. 68

 

Angelo Colone, chitarra
Enrico Maria Polimanti, fortepiano

 

Ingresso ad offerta

 

Nei primi anni dell’Ottocento, in una Vienna turbata dalle tempeste napoleoniche, arriva un giovane chitarrista e compositore italiano, Mauro Giuliani. All’epoca venticinquenne, egli spera di trovare nella capitale dell’impero asburgico quell’accoglienza e quell’apprezzamento per la sua opera che gli era stato negato in Italia, dove il grande interesse per il melodramma non rendeva possibile l’affermazione a chi intendeva dedicarsi alla musica da camera.
Mauro Giuliani, nato in Puglia a Bisceglie nel 1781, si presentò a Vienna come “napoletano” con l’aspettativa di incontrare i favori di un’aristocrazia colta e munifica, di una borghesia appassionata alla musica e di un’editoria scaltra. Nella città austriaca l’attività musicale, sia presso la Corte imperiale che nei salotti, era molto vivace e su tutti i musicisti presenti in quel momento si ergeva la figura di Beethoven. Giuliani entrò in contatto con il genio di Bonn, che ne apprezzò le capacità di compositore e di eccelso virtuoso, ma che non vedeva nella chitarra uno strumento degno di grandissima attenzione, anche se ci ha lasciato alcune brevi pagine per mandolino e tastiera.
In quel momento a Vienna, la chitarra non costituiva una novità, infatti diversi compositori come Anton Diabelli, Simon Molitor e Wenzeslaus Matiegka, avevano già dimostrato interesse per questo strumento e, con le loro composizioni, avevano conferito un assetto organico alla notazione chitarristica fino ad allora piuttosto approssimativa. L’arrivo di Mauro Giuliani diede una spinta definitiva al generale interesse verso lo strumento.
Il musicista italiano strinse presto relazioni con i grandi virtuosi del pianoforte con i quali realizzò ambiziosi progetti concertistici; durante questi recital, gli interpreti eseguivano loro brani solistici e composizioni per pianoforte e chitarra, dando così inizio alla singolare consuetudine di unire i due strumenti in un ensemble cameristico.
Nascono in questi anni i due Rondò op. 68. Essi furono concepiti in occasione dei Dukaten-Concerte, la stagione di concerti lanciata da Giuliani e dai suoi colleghi nel 1815 all’indomani della Restaurazione in una Vienna ormai rasserenata dalla minaccia di Napoleone. I Rondò op 68 mostrano caratteri differenti, più estroverso e brillante il primo in la maggiore, più malinconico il secondo in si minore.
Il Pot Pourri op 53 di Hummel, allievo prediletto di Mozart, fu composto a Vienna nel 1815. Si tratta di un riuscitissimo esempio di fantasia su temi d’opera allora noti. Fra gli autori citati ed elaborati figurano Gretry, Boieldieu, Spontini e Mozart.
Pure Carl Maria von Weber nel 1816 volle cimentarsi con un divertimento per chitarra e pianoforte. Sincero estimatore di Mauro Giuliani, fu Weber a dirigere a Praga il concerto op.30 per chitarra e orchestra del compositore pugliese; brano che consacrò Giuliani come il più grande chitarrista del suo tempo.
Il Divertimento per chitarra e pianoforte op. 38 di Weber presenta quattro movimenti. Tra essi troviamo le consuete variazioni e polonaise in cui gli strumenti si scambiano i ruoli in maniera paritetica. Fa eccezione la seconda variazione affidata al solo pianoforte, una soluzione già sperimentata da Weber nelle coeve Variazioni op. 33 per clarinetto e pianoforte.
Anton Diabelli fu un noto editore e autore di musiche destinate al pubblico dei dilettanti colti. La Grande Sonata Brillante op. 102 pur rimanendo nell’ambito della Hausmusik si segnala per la sua concezione molto ambiziosa. L’aggettivo “brillante” del titolo non è sinonimo di “leggero” o “frivolo” ma testimonia invece una tensione verso il mondo dei concertisti di professione. E’ divisa in quattro tempi il primo dei quali preceduto da una maestosa introduzione che ricorda l’incipit delle Ultime sette parole di Cristo di Haydn. Il secondo movimento, Allegro, ha un tema principale dal carattere assertivo, che viene alternato a materiale musicale di natura contrastante e poi riaffermato nella ripresa. Il terzo movimento, Adagio, oltre a presentare motivi originali elabora elementi derivanti dall’introduzione. Senza soluzione di continuità segue poi la Pastorale finale. Anche questo un brano mostra un debito con la figura di Beethoven.

Venue Details

Palazzo Annibaldeschi Via Annibaldeschi, 2
Monte Compatri (RM), 00077
Italia